La Cassazione: per ‘addormentamento organizzato’ al lavoro, si perde il posto

‘Tolleranza zero’, dalla Cassazione, per quei lavoratori che durante l’orario di servizio si organizzano per predisporsi a una bella dormita invece di svolgere le loro mansioni. Ad avviso della Suprema Corte, infatti, “l’addormentamento organizzato”, durante il turno lavorativo, ha una “evidente contrarietà ai doveri fondamentali del lavoratore rientranti nel cosiddetto ‘minimo etico’” e viola i “principi di buona fede e correttezza nell’esecuzione del contratto di lavoro” e per questo merita di essere punito con il licenziamento, soprattutto quando si presta un servizio di “essenziale rilevanza”.

Così gli ‘ermellini’ hanno licenziato su due piedi un addetto alla vigilanza della società Autostrade accogliendo il ricorso del datore di lavoro contro la sentenza con la quale la Corte di Appello de L’Aquila, con un verdetto ‘clemente’, aveva riammesso in servizio Denny E. dopo l’espulsione decisa dal Tribunale di Teramo perchè era stato sorpreso a dormire in macchina anzichè a pattugliare. L’uomo si era messo d’accordo con il collega – giudicato in un’altra causa – con il quale doveva vigilare il percorso tra Ancona e Roseto degli Abruzzi a bordo della stessa auto di servizio in modo che in due sarebbero stati in grado di condurre “interventi operativi pericolosi come l’asportazione di ingombri derivanti da residui di collisioni”.

Invece la ‘coppia’ si era servita di “due veicoli diversi, utilizzati per trascorrere dormendo alcune ore di servizio”, circa due, distesi sui sedili anteriori, senza dare alcuna notizia alla centrale operativa. Secondo la Cassazione – sentenza 14192 – questo comportamento non può essere ‘oblato’ da una semplice ‘multa’, come quella della decurtazione dello stipendio, per la “delicatezza dei compiti che il lavoratore avrebbe dovuto svolgere” e per la “gravità della interruzione del servizio determinatasi a causa di un addormentamento, oltretutto neppure dovuto a causa improvvisa e imprevista, ma ‘organizzato’ con l’altro lavoratore della squadra”. I supremi giudici hanno ripristinato il più severo verdetto di primo grado condannando anche il dipendente licenziato a pagare tremila euro di spese legali (ansa)

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VACCINI: l’obbligo per la frequenza scolastica diventa legge, possibile l’autocertificazione

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il decreto che reintroduce l’obbligo delle vaccinazioni per la frequenza della scuola. Lo si apprende da fonti ministeriali. Le vaccinazioni che diventeranno obbligatorie nella fascia 0-6 anni saranno dodici a partire dal prossimo anno scolastico.

Non c’è bisogno di alcuna corsa nelle prossime settimane per ottemperare all’obbligo delle vaccinazioni per l’iscrizione a scuola a partire dal prossimo anno scolastico. A rassicurare le famiglie è il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che annuncia una “fase transitoria” che garantirà appunto il tempo necessario per adempiere alla norma che reintroduce l’obbligo dei vaccini per l’iscrizione scolastica. “E’ prevista una fase transitoria per il 2017. Da domani – ha spiegato il ministro in conferenza stampa – e fino al 10 settembre ci sarà dunque tempo di procedere per fare le richieste per le vaccinazioni o per effettuare le stesse; poi, dal 10 settembre al 10 marzo, ci sarà tempo per produrre la documentazione”. Il ministro ha quindi sottolineato come l’obiettivo da raggiungere sia “la piena immunizzazione per la popolazione scolastica: entro due anni la si raggiungerà per malattie le cui vaccinazioni erano già obbligatorie, mentre ci vorranno 3-4 anni per malattie come il morbillo”.

Il genitore può anche autocertificare l’avvenuta vaccinazione ai fini dell’iscrizione a scuola dei figli. In tal modo ha tempo per presentare copia del libretto vaccinale fino al 10 luglio di ogni anno.

Nel caso in cui il genitore non presenti alla scuola, ai fini dell’iscrizione e della frequenza, la documentazione attestante l’avvenuta vaccinazione, l’esonero o il differimento, i bambini da zero a sei anni non possono accedere agli asili-nido e alle scuole materne, mentre da 6 a 16 anni possono comunque accedere a scuola: in entrambi i casi il dirigente scolastico è tenuto a segnalare la violazione alla Asl entro dieci giorni. La Asl contatta quindi i genitori per un appuntamento e un eventuale colloquio informativo indicando le modalità e i tempi nei quali effettuare le vaccinazioni prescritte. Se i genitori non si presentano all’appuntamento o non provvedono comunque a far somministrare il vaccino al bambino, la Asl contesta formalmente l’inadempimento dell’obbligo. In quest’ultimo caso si prevedono sanzioni pecuniarie da 500 a 7.500 euro